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"Stare seduti è il nuovo fumare" - Con gli scrittoi alti contro la nuova malattia diffusa?

„Sitzen ist das neue Rauchen“ - Mit Stehtischen gegen die neue Volkskrankheit? - buerostuhl24

Laura Hofstetter |

Da tempo gli esperti parlano di una nuova malattia diffusa: i disturbi alla schiena, causati dall’eccesso di posizione seduta. Nel frattempo, l’argomento è uscito dalle riviste specialistiche ed è arrivato nei media di intrattenimento. Ad esempio, il cabarettista, conduttore televisivo e medico Eckart von Hirschhausen ha recentemente dichiarato sulla “Gala” di ritenere che stare seduti sia il nuovo fumo. Un libro omonimo, scritto dal Dr. Kelly Starrett, è diventato un bestseller, mentre uno studio della Mayo Clinic dell’Arizona State University ha rilevato che ogni ora trascorsa seduti riduce l’aspettativa di vita di 22 minuti. In breve: cresce la consapevolezza dell’importanza di una postura di lavoro sana e, allo stesso tempo, i produttori di scrivanie regolabili in altezza registrano una domanda in aumento. In effetti, questi mobili possono aiutare a ridurre le ore trascorse seduti che risultano dannose.

  • Una vita passata seduti
  • Le conseguenze per il corpo
  • Molte possibili soluzioni
  • Più movimento compensativo e meno tempo seduti portano a una soluzione
  • L’evoluzione dalla scrivania classica al tavolo da lavoro in piedi
  • Come funziona un tavolo da lavoro in piedi?
  • Un passo verso un lavoro più sano

Confrontando diversi studi, si nota che il popolare motto “Stare seduti è il nuovo fumare” in realtà non è corretto. In realtà si dovrebbe dire: “Stare seduti è più pericoloso del fumare” – se così non si rischiasse di banalizzare il consumo di tabacco. Tuttavia, per quanto riguarda gli effetti sull’aspettativa di vita, è proprio così: secondo uno studio, ogni sigaretta accorcia la vita di undici minuti, mentre un’ora trascorsa seduti la riduce addirittura di 22 minuti. Quindi basta fumare due sigarette in meno per ogni ora di lavoro e si è fatto abbastanza per la salute? Non è poi così semplice.

Una vita passata seduti

Circa 17 milioni di persone in Germania trascorrono la propria giornata lavorativa su una sedia da ufficio. Lo afferma una recente indagine dell'Allgemeine Ortskrankenkassen (AOK). A questi si aggiungono professioni che, pur non prevedendo una scrivania, non possono fare a meno di stare seduti: gli autisti nel settore delle spedizioni o del trasporto passeggeri conoscono il problema tanto quanto i professionisti del commercio. Si aggiungono inoltre numerosi mestieri artigianali, nei quali il computer svolge un ruolo sempre più importante e il campo di attività si sposta costantemente dal banco da lavoro verso la scrivania. Secondo l'AOK, il numero di questi “sedentari” ammonta a diversi milioni – senza nemmeno contare studenti universitari, apprendisti e scolari.

Per farla breve: stare seduti in modo continuativo, o meglio le sue conseguenze negative, riguarda sicuramente una gran parte della popolazione tedesca. Per intuire la portata del problema, alla maggior parte delle persone basta quindi dare uno sguardo critico alla propria tipica giornata lavorativa. Così, molti si renderanno conto che non stanno seduti soltanto al lavoro, all'università o al volante, ma trascorrono anche gran parte del tempo libero seduti.

Il seguente esempio ipotetico dovrebbe quindi rispecchiare molto da vicino la quotidianità di molti tedeschi: dopo la doccia si fa colazione a tavola, si legge il giornale quotidiano in poltrona e si raggiunge il posto di lavoro seduti al volante o in treno. Già prima dell'inizio del lavoro, quindi, i chilometri percorsi a piedi di solito si contano sulle dita di una mano. Alla lunga permanenza da seduti in ufficio segue poi il viaggio di ritorno da seduti, la cena o la serata davanti a un film sul divano, al computer oppure con il tablet sul sofà.

Anche considerando l'intera vita, si sta seduti in continuazione: mentre all'asilo si incoraggia e si richiede ancora il movimento, dal primo giorno di scuola i bambini vengono per lo più condannati a stare fermi seduti, fino al diploma finale. Anche il periodo di apprendistato o gli studi si svolgono prevalentemente su sedie, proprio come la successiva vita professionale. Con l'ingresso nella pensione ci sarebbe teoricamente di nuovo tempo e spazio per muoversi, ma a quel punto nella maggior parte dei casi il danno è già fatto.

Le conseguenze per il corpo

Scienziati e medici del lavoro sono concordi: c'è ben poco di peggio che possiamo imporre al nostro corpo del rimanere seduti in modo permanente. A prescindere dal fatto che il corpo è originariamente predisposto al movimento costante e che stare seduti rappresenta una postura forzata, si può anche stare seduti in modo scorretto: se, per esempio, il lavoro si fa complicato, molti assumono una posizione piegata in avanti, rigida e contratta, nella quale la muscolatura scheletrica deve sostenere uno sforzo di mantenimento enorme.

Anche quando il peggio è passato, la parte stressante è conclusa ed è arrivato il momento di rilassarsi, il corpo non ha comunque meno da fare: in una postura seduta che la maggior parte delle persone considera comoda, per esempio, i muscoli addominali si rilassano. Poiché contribuiscono in larga misura a sostenere lo scheletro, a lungo andare si sviluppa la cosiddetta schiena curva, che a sua volta è dannosa per i dischi intervertebrali. I dischi intervertebrali – in un certo senso piccoli ammortizzatori tra le singole vertebre della colonna vertebrale – mantengono la loro flessibilità grazie al movimento continuo. Proprio come una spugna, in questo modo assorbono sostanze nutritive. Chi non muove la schiena per diverse ore al giorno fa sì che i dischi intervertebrali si disidratino in alcuni punti. Una conseguenza è la cosiddetta ernia del disco.

Che il mal di schiena possa comparire anche senza ernia del disco lo confermano le statistiche più recenti. In Germania, le patologie della schiena figurano attualmente tra le principali cause di assenza dal lavoro per malattia. Nella maggior parte dei casi, però, non si tratta di danni allo scheletro o all'apparato muscolo-scheletrico, bensì di muscoli contratti o irrigiditi e dei loro dolorosi sintomi.

Anche gli organi risentono del fatto di stare seduti a lungo con regolarità. Due esempi: poiché da seduti la circolazione e il metabolismo vanno in “standby”, nel lungo periodo aumenta il rischio di diabete o malattie cardiovascolari. Le ginocchia e le anche piegate rendono più difficile al sangue tornare al cuore. Di conseguenza, possono insorgere problemi alle vene.

Molte possibili soluzioni

Naturalmente ben poche persone possono appendere al chiodo il proprio lavoro d'ufficio per amore della schiena, e non c’è nulla da obiettare nemmeno a una serata rilassante sul divano – purché ci sia il giusto equilibrio. Basterebbe già usare il corpo, prima o dopo una giornata di lavoro, per lo scopo per cui è stato originariamente creato. In questo contesto, gli esperti consigliano volentieri la seguente regola pratica: cinque minuti di movimento consapevole per ogni ora trascorsa seduti e il contatore dei danni torna a zero.

Nel singolo caso, la misura può naturalmente essere adattata. Ma chi, dopo una giornata di lavoro, pratica per esempio attività sportiva per tre quarti d’ora, sta già facendo la cosa giusta. Un’altra regola pratica, applicabile all’intera giornata, non fa bene solo alla schiena, ma previene praticamente anche tutte le malattie croniche: la regola dei diecimila passi. Chi – ovunque si trovi – distribuisce nell’arco della giornata diecimila passi, fa bene alla circolazione, alla schiena e agli organi. E non contano solo la passeggiata, l’escursione o il giro di jogging intorno all’isolato, ma letteralmente ogni passo compiuto nell’arco di 24 ore.

Più movimento compensativo e meno tempo seduti: la soluzione

Fare sport compensativo o comunque muoversi per compensare è quindi importante. Ancora meglio sarebbe però non stare seduti così a lungo da far nascere il problema. Questo obiettivo si può raggiungere in diversi modi: per esempio intervenendo sulle piccole abitudini della vita quotidiana. Se il tempo è bello, può valere la pena lasciare perdere la metropolitana e andare al lavoro in bicicletta. Per i tragitti brevi si consiglia una camminata a passo svelto, che stimola il metabolismo e porta ossigeno nel sangue. L’ascensore nell’edificio per uffici o nel condominio è certamente comodo, ma le scale sono una palestra gratuita e sempre a disposizione ogni giorno.

Anche in ufficio ci sono molte possibilità per interrompere il continuo stare seduti. Una breve riunione con i colleghi può tranquillamente svolgersi camminando, la pausa caffè non deve per forza avvenire al tavolino del caffè e anche la stampante potrebbe essere collocata in modo da aggiungere qualche passo al contapassi per ogni stampa. Il massimo per ridurre davvero il tempo da seduti sarebbe però una scrivania alla quale non si debba necessariamente stare seduti.

L’evoluzione dalla scrivania classica alla scrivania in piedi

È possibile che in passato si fosse già intuito che stare seduti non ha solo vantaggi. Ma è anche possibile che, più in generale, non si amasse particolarmente stare seduti. Nelle immagini degli uffici dell’epoca guglielmina si nota spesso un mobile curioso che negli uffici moderni praticamente non compare più: il leggio da scrittura. Per non dover tenere in mano pesanti volumi durante la lettura, soprattutto negli uffici signorili o nelle sale di lettura si usava volentieri un tavolo alto, sul quale svolgere principalmente attività di lettura e semplici lavori di scrittura.

Con il passare degli anni scomparve e solo sporadicamente, in una versione moderna come leggio, ritrovò posto nelle postazioni di lavoro soprattutto di chi aveva già dovuto fare esperienza delle spiacevoli conseguenze dello stare seduti. Oppure di chi semplicemente apprezza un posto in cui poter lavorare in piedi. Un’ulteriore evoluzione di questo concetto sta iniziando proprio ora, anche in relazione al crescente numero di persone con problemi alla schiena, a diventare il nuovo standard negli uffici moderni: la scrivania in piedi.

Dal “corner office” al piano direzionale fino all’open space, questi tuttofare regolabili in modo continuo sono molto apprezzati, perché offrono la possibilità di alternare il lavoro da seduti e quello in piedi.

Come funziona una scrivania da lavoro in piedi?

L’aspetto fondamentale è l’alternanza. È evidente: sostituire una postura statica con un’altra serve a poco. Il vero vantaggio che una scrivania da lavoro in piedi – o, per essere precisi, una scrivania regolabile in altezza – offre è la possibilità di interrompere la lunga permanenza da seduti praticamente in qualsiasi momento. Per farlo non serve un secondo mobile, ma basta un semplice pulsante su una scrivania dall’aspetto tradizionale: con la pressione di un tasto, il piano di lavoro si solleva.

La struttura di una scrivania elettrica regolabile in altezza è di per sé semplice: il piano del tavolo è sostenuto da due colonne portanti, i cui piedi hanno dimensioni adeguate, ad esempio nella forma a C. Nelle colonne si trovano due motori elettrici, comandati tramite un pannello di controllo. Con essi è possibile alzare e abbassare il piano del tavolo insieme ai dispositivi che vi si trovano sopra; la maggior parte dei modelli dispone inoltre di un sistema di sicurezza, il cosiddetto sistema anticollisione. Serve a evitare che dita, cavi o oggetti vengano schiacciati.

Le canaline portacavi integrate nel tavolo consentono una gestione ordinata dei cavi, così che il monitor o il computer non cadano dal tavolo quando il piano viene sollevato. A seconda della versione, è anche possibile programmare diverse altezze e richiamarle con la semplice pressione di un pulsante. I vantaggi di un mobile così versatile: nel caso migliore, per passare dalla posizione seduta a quella in piedi non è nemmeno necessario interrompere il lavoro. Chi, ad esempio, trova più comodo fare le telefonate in piedi ma preferisce compilare il resoconto della conversazione da seduto, può mantenere invariato il proprio flusso di lavoro.

Può essere d’aiuto anche uno “Swopper”, una sorta di sgabello ammortizzato disponibile anche in una versione regolabile in altezza. Da seduti, questo sedile che ricorda un joystick consente di lavorare in modo dinamico. Tirando la leva di regolazione, la seduta dello sgabello sale fino a un’altezza simile a quella di uno sgabello da bar. In questo modo può essere un’integrazione utile alla scrivania da lavoro in piedi e una buona alternativa alla classica sedia da ufficio.

Un passo verso un lavoro sano

È la dose a fare il veleno: questa regola empirica vale tanto per lo stare seduti quanto per lo stare in piedi. Chi acquista una scrivania in piedi e fin dall’inizio trascorre intere giornate lavorative in posizione eretta non farà un grande favore al proprio corpo. Inoltre, un mobile di questo tipo non elimina affatto la necessità imprescindibile di fare sport dopo il lavoro o almeno di muoversi per un’ora. Una lunga passeggiata, una sessione di jogging o di nuoto oppure un po’ di bicicletta o tapis roulant restano un utile e salutare contrappeso alla giornata lavorativa in ufficio.

Soprattutto chi svolge da anni un’attività sedentaria dovrebbe fare attenzione all’inizio con il lavoro in piedi. Anche qui, infatti, valgono i principi degli esercizi sportivi: aumentare gradualmente la durata e il numero delle ripetizioni! In parole semplici: il rischio di assumere la cosiddetta postura curva diminuisce grazie all’alternanza costante, non passando a un estremo diverso. Occorre quindi prudenza, ma timori eccessivi verso questa nuova modalità di lavoro sono fuori luogo.

Chi ascolta il proprio corpo, infatti, fa già molto nel modo giusto. Quando la parte bassa della schiena inizia a farsi sentire o fanno male le ginocchia, è arrivato il momento di alzare il piano di lavoro. Se dopo un po’ subentra la stanchezza, le piante dei piedi pulsano, il collo fa male o si avverte un formicolio alle cosce, è di nuovo il momento di tornare alla cara vecchia sedia da ufficio.